Il fotovoltaico diventa interessante se utilizzato per produrre idrogeno

08 agosto 2010
  

Il fotovoltaico diventa interessante se utilizzato per produrre idrogeno
Chi ci legge regolarmente sa che siamo ancora piuttosto scettici sull'utilizzo generalizzato di impianti solari fotovoltaici per la generazione di energia elettrica. I problemi di questa soluzione tecnologica sono sostanzialmente due: da una parte l'incostanza nella produzione impedisce al fotovoltaico di sostituire le centrali elettriche tradizionali, anche in caso di potenza prodotta ben superiore, mentre dall'altra i costi per singolo kW prodotto sono ancora molto alti.

Il secondo punto è ovviamente quello più facilmente superabile, visto che i costi delle varie soluzioni tecnologiche tendono invariabilmente a discendere con il tempo e con la diffusione. Nel giro di qualche anno produrre energia elettrica tramite pannelli solari fotovoltaici potrebbe essere conveniente anche senza le sovvenzioni di diversi governi, e questo porterà un deciso incremento nel numero di installazioni residenziali.

Il primo problema invece appare difficilmente superabile: per poter spengere una centrale elettrica da 2000 MW ad esempio non basta produrre gli stessi 2000 MW tramite pannelli solari, vsto che la produzione di energia solare fluttua notevolmente durante il giorno ed è ovviamente pari a zero durante la notte. E visto che la domanda di energia elettrica non si limita alle ore diurne delle giornate assolate, le centrali a gas (o peggio a carbone) per adesso rimangono accese.

Una possibile soluzione (particolarmente intrigante, a dire la verità) potrebbe essere rappresentata dall'utilizzo generalizzato dell'idrogeno come fonte di energia, sia per autovetture con motore a celle a combustibile che per il riscaldamento domestico o industriale tramite combustori catalitici. Un impianto fotovoltaico infatti potrebbe utilizzare l'energia elettrica per produrre idrogeno, che può essere facilmente immagazzinato e distribuito per un uso successivo. In questo modo si arriverebbe ad immagazzinare l'energia prodotta dagli impianti solari sotto forma di gas liquefatto, da ritrasformare poi in energia elettrica tramite celle a combustibile o in calore tramite caldaie ad idrogeno.

Da questo punto di vista, la ricerca per adesso sembra essersi concentrata soprattutto sulle celle a combustibile, e la maggioranza delle case automobilistiche ha presentato modelli effettivamente funzionanti, il cui unico problema è il costo e la disponibilità di una rete di distribuzione dell'idrogeno liquido. Sul fronte delle caldaie ad idrogeno invece sembra che ci sia meno attenzione mediatica, anche se i risultati per l'ambiente potrebbero essere ancora più eclatanti che quelli ottenibili in ambito automotive.

In CNR di Messina ha lavorato su un progetto di una caldaia ad idrogeno, una cella a combustibile modificata per fornire calore e riscaldare direttamente l'acqua dell'impianto. Adesso è stata presentata anche la prima caldaia ad idrogeno realizzata da un'azienda, ovvero la H2ydrogem della piemontese Giacomini, che dopo aver presentato il progetto quattro anni fa adesso sembra pronta a mettere i combustore catalitico ad idrogeno sul mercato, anche se i prezzi sembrano ancora troppo elevati per un utilizzo generalizzato. Ma i prezzi, come abbiamo già detto, possono calare drasticamente. La caldaia ad idrogeno Giacomini sarà presentata al Congresso Domotecnica che si terrà a Milano, presso il Centro Congressi Stella Polare della Fiera Milano, il 17 e 18 settembre prossimi.



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